martedì 22 gennaio 2019

Il gesto forte di Marco Giazzi. Un segnale all'inciviltà del pubblico, un messaggio ai suoi ragazzi e a tutti noi

Marco Giazzi ha 25 anni, ma ha lo spessore dell'Educatore d'esperienza, quello con la maiuscola anche se non si dovrebbe per la regola grammaticale.


Marco Giazzi ha la testa sulle spalle e allena dei ragazzini, under 13, lo sport è il basket.

Coach Marco Giazzi decide che la partita debba finire prima, decide di perdere a tavolino per far capire ai suoi ragazzi che si deve reagire alla maleducazione e all'inciviltà di qualcuno.

Marco Giazzi dall'alto dei suoi 25 anni ha vinto e ha reso certamente migliori noi che leggiamo la sua storia e le sue parole.

Marco Giazzi ha vinto con la sua reazione e questo è il suo sfogo - racconto

Oggi più che mai abbiamo bisogno di segnali forti nello sport giovanile.

Ore 11:00, gara under13 come ce ne sono tante, in casa, con il miniarbitro classe 2005 che calca i parquet per le prime volte, a due mesi dal corso.

Salto a due e subito dagli spalti "fischi solo a loro, e ma guarda, è passi, è fallo, non ci vedi?", con intensità sempre maggiore. Finisce il primo quarto, siamo sopra!

Inizia il secondo, la musica non cambia, sempre la stessa "è un massacro, e i falli, e le mani addosso, non ci vedi, quello è antisportivo, e questo non lo vedi?". I ragazzi si innervosiscono, aumentano le scorrettezze in modo proporzionale alle proteste del pubblico.
Siamo ancora sopra, +10, una gioia immensa visto che veniamo da 6 sconfitte consecutive.................ma poco importa!

Si riparte con la terza frazione, fallo tecnico a un giocatore, che ha perso le staffe. La platea impazzisce, "tu sei un criminale, gli hai fatto male apposta", "che cazzo dai tecnico, vergognati coglione, vai a rifare il corso, quanto ti pagano?", di più, di più e ancora di più. 
Stiamo vincendo bene, 43 a 33, un mio giocatore fa un fallaccio, non fischiato dall'arbitro. E giù insulti. Non ne avevo necessità, ma decido di chiamare un time out.

Mi avvicino ai genitori sugli spalti e dico: "vi state rendendo conto di cosa sta succedendo? Noi qui in campo stiamo giocando a basket tutti insieme, ci lasciate fare ciò che ci piace in pace? E poi, potete smettere di protestare e insultarci?"
La risposta non è tardata. "Vergognati, deficiente, non devi dire a noi quello che dobbiamo fare, e poi la tua squadra non gioca a basket, chiamalo rugby o pugilato ma il basket è un'altra cosa".

Gara sospesa nel terzo quarto, sul +10 per noi. Ritiro la squadra e spiego ai ragazzi la scelta. Non è colpa loro. 
Chiedo l'omologazione 0-20, perché è stata una mia scelta il non voler giocare in questa situazione, e sinceramente né a me né ai miei ragazzi conta vincere ma fare ciò che ci piace nel clima più sereno possibile.

Ore 13:00. Fisso la palestra e non c'è più nessuno. Un vuoto.

Stamattina non hanno perso i ragazzi in campo...ma il basket, lo sport.






Il negozio per i Podisti e non solo!



Nessun commento:

Posta un commento