Diego, ma sei cieco o … slovacco? È partita con questa sciocca battuta una breve chiacchierata con Diego Cossotto la sera della vigilia dell’impresa al tavolo per la cena pre gara in compagnia di Osvaldo Beltramino, il fido scudiero.
D’altra parte un po’ di Don Quixote de la Mancia si rivive nell’ascoltare le imprese, che appaiono impossibili, agli occhi dei più, di un “ragazzo” cieco totale che vuole festeggiare i suoi 60 anni di età mirando al regno dei “vedenti”, sfidando convenzione e convinzioni che vorrebbero impraticabili, per lui, Barant e Manzol, gli irti colli che caratterizzano la Tre Rifugi Val Pellice.
Non solo un “impossibile” gesto sportivo ma un segnale al mondo dei “vedenti” che talvolta non vedono quanto il mondo stesso sia devastato da ingiustizie e prepotenze e qui interviene la narrazione Gucciniana: “Mi vuoi dire, caro Sancho (Osvaldo), che dovrei tirami indietro perché il Male ed il Potere hanno un aspetto così tetro? Dovrei rinunciare ad un po’ di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà? Il Potere è l’immondizia della storia degli umani e anche se siamo soltanto due romantici rottami sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte: siamo i grandi della Tre Rifugi, Diego Cossotto e Osvaldo Beltramino!” (libero adattamento).
Ed eccolo al via, in compagnia della “guida” Osvaldo Beltramino che con lui condivide, dopo una vita di successi, passione sportiva, sociale e politica. Pettorale n. 250 e partenza, alle ore 9, 41 minuti e 30 secondi, come ultima coppia per scelta: “non vorrei creare problemi a nessuno per le difficoltà di sorpasso”. Portano la bandiera palestinese a testimonianza che la loro non è impresa limitatamente sportiva. I passi di Diego seguono la sapiente guida di Osvaldo e doppiano Capo Barant. Scendono l’irta discesa verso il Pian delle Marmotte e poi giù, con passo più agevole, fino al Rifugio Barbara dove li attende il cancello orario di 2 ore e 15 minuti. In forte anticipo sulla mannaia cronometrica li accolgono l’ovazione del pubblico (cieco ma non sordo) e la temibile salita del sentiero delle Capre. Il tandem sale in sicurezza fino all’alba del temibile Manzol. Non vede, Diego dal controllo Arbancie, la folla che lo acclama sulla cresta dell’agonia sportiva. Mancherebbero solo quei 200 metri di dislivello per risentire l’aria del Pra. Forse una crisi allergica o un malessere residuo gli impedisce di proseguire. Cieco ma responsabile Diego decide di porre fine alla sua impresa. La saggezza gli consiglia il ritorno all’accogliente rifugio Barbara.
Grazie Diego (e Osvaldo) per avere reso più ricca la Tre Rifugi Val Pellice dando un immenso valore aggiunto al fatto meramente sportivo agonistico.
Il messaggio è giunto al traguardo ed un caldo applauso delle centinaia di spettatori presenti ha salutato il tuo (vostro) coraggio di osare!
Carlo Degiovanni

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